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Abbiamo visto esercizi per migliorare la funzionalità dei vari sistemi del nostro corpo e alcuni principi importanti che ci aiutano a mantenerci in salute.

Ora facciamo un passo in avanti introducendo alcuni concetti del metodo gds.

Lo scopo della guida non è insegnare il metodo ma trarre alcuni spunti dagli insegnamenti più importanti, per trasformarli in routine di esercizi da mettere in pratica nella vita quotidiana.

Per l’osteopatia e più in generale per la terapia manuale togliere l’ostacolo, liberare il corpo dalla disfunzione è una condizione sufficiente per attivare il processo di autoguarigione.

Togliere la restrizione al movimento che può essere instaurato in un qualsiasi tessuto per ridargli la giusta mobilità è quello che fanno l’osteopatia e la terapia manuale.

Mezieres riteneva che le deformazioni del sistema locomotore sono alla base delle nostre disfunzioni e che correggendo la forma si restaura la funzione.

Infatti vi sarà capitato che per risolvere un mal di schiena vi sia stato proposto un classico esercizio allungare la catena posteriore cioè la squadra al muro.

Per Madame Denyse Godelieve stroif fondatrice del metodo gds si può fare un passo in più.

Godeline Denis-Struyf pensa che non sia sufficiente liberare il corpo dei suoi legami affinchè esso ritrovi da solo la giusta fisiologia.

Infatti il corpo ritorna spesso allo schema sbagliato a cui è stato abituato per anni abituato.

Perchè non è solo un mero apparato meccanico, ma è il mezzo che usiamo per esprimerci e ci esprimiamo grazie alle nostre azioni, con il movimento di cui i muscoli sono il motore.

Sono proprio i muscoli che con la loro contrazione generano tensione che si trasmettono alle ossa.

Queste tensioni generano delle linee di forza che attraversano le ossa e ne determinano la crescita.

Si può perciò dire che i muscoli lasciano delle vere e proprie impronte sulle nostre ossa determinandone la forma.

E’ per questo che studiando la forma delle ossa è possibile capire come funzioniamo

Madame Denise Godelieve Struif Fisioterapista e osteopata, e moglie di un medico agopuntore era un abile disegnatrice e se ne è accorta proprio disegnando la postura dei pazienti che andavano a farsi curare da lei.

Uno dei principi fondamentali del metodo GDS è che il nostro corpo è linguaggio che esprime nella postura ciò che le parole non sempre arrivano ad esprimere.

È infatti facile verificare che la nostra postura è diversa se ci sentiamo in forma o giù di tono.

G. D. Struyf precisa appunto che i muscoli sono gli strumenti che usiamo per la nostra espressione psico-corporale,

questi lavorano in serie e dividendoli in base al loro tipo di movimento è possibile schematizzarli in vere e proprie catene.

Vedremo nei capitoli seguenti per ogni catena c’è un articolazione che fa da fulcro.

Ci sono dei muscoli in cui la catena ha una residenza e altri in cui la catena ha il proprio feudo.

Le catene si mantengano in equilibrio una con l’altra poichè la catena precedente domina la successiva.

In oltre le catene muscolari sono legate alle nostre pulsioni, ed ogni catena ha una pulsione motrice.

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Vidiamo perciò cos’è una catena muscolare secondo il metodo gds.

 Che cos’è una catena muscolare?

Dal libro

Les chaînes musculaires et articulaire GDS

I muscoli rispondono alle nostre pulsioni che si materializzano a livello del corpo per l’attivazione di certi muscoli in un punto preciso che G. D. Struyf nomina ‘ pivot primario ‘ della pulsione.

Ogni pulsione ha a disposizione muscoli specifici che agiscono su un pivot primario specifico, alcuni sono situati a livello dell’anca, della caviglia, del collo

Vedremo i vari punti nelle sezioni successive

Questo provoca un disequilibrio del corpo in una direzione specifica e una modificazione della postura sull’immagine della pulsione.

Ecco cosa si intende per linguaggio del corpo.

Per contro, il corpo è costretto ad appoggiarsi ai muscoli che, per la loro localizzazione e per la direzione delle fibre, sono in grado di frenare il disequilibrio.

Questi sono reclutati dalla linea obliqua del riflesso mio-tattico , anche chiamato riflesso posturale di Sherrington.

Idealmente la reazione di questi muscoli dovrebbe bastare a ristabilire temporaneamente l’equilibrio modificato dalla pulsione psico-comportamentale.

Quindi dovremmo poter passare da un atteggiamento ad un altro a seconda delle circostanze, facendo prova di una grande adattabilità all’ambiente circostante.

In pratica, la predominanza di una pulsione installa e mantiene un disequilibrio specifico che costringe il corpo a reclutare un numero sempre maggiore di muscoli e soprattutto in modo permanente.

Ogni muscolo, aumentando il tono, mette in tensione l’aponeurosi di quello o di quelli vicini ai quali è legato, i quali aumentano a loro volta il tono.

Progressivamente appare sul corpo una reale catena di tensione mio-fasciale.

Paradossalmente, questa catena che, all’inizio si è formata per frenare un disequilibrio, fissa questo disequilibrio e imprigiona il corpo in una tipologia, ostacolando la sua adattabilità e divenendo sorgente di dolore ( G. D. Struyf parla, allora, di linguaggio aggravato del corpo.

“Tratto dal libro tomo 1: Le catene muscolari e articolari del metodo gds”

Vedremo in seguito i 6 impulsi primari e le catene muscolari.

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Quando le catene non lavorano più correttamente perdono il loro equilibrio, una predomina sull’altra e sorgono problemi articolari muscolari che pian piano vanno a coinvolgere anche gli altri sistemi.

Secondo il metodo gds Quando nasciamo abbiamo una predisposizione innata per utilizzare di più alcune catene muscolari rispetto ad altre.

Il nostro potenziale di base è la nostra predisposizione genetica, è il nostro progetto iniziale.

-> Un esempio è una persona che ha una predisposizione per utilizzare le catena PM e AL, potrà diventare una persona che otterrà risultati in ambiti sportivi dove serve duro lavoro concentrazione e perseveranza, ma farà più fatica in altri ambiti.

-> Certo questo non è l’unica condizione necessaria le catene muscolari, sono solo una parte dell’aspetto fisico che supporta tutto l’aspetto emotivo e mentale.

Un primo pericolo in cui si può incorrere è quello di perdere la capacità di adattarsi, perchè utilizziamo solo le catene in cui siamo forti, perdendo la capacità di utilizzare le altre.

Un secondo pericolo invece accade se per qualche motivo siamo chiamati a svolgere attività che non sono nelle nostre corde e siamo costretti a utilizzare catene muscolari che hanno poco carburante caricandole troppo di lavoro. e portandole all’esaurimento

Infatti spesso dobbiamo seguire un progetto obbligato, dall’aspetto familiare sociale in cui viviamo.

L’esempio potrebbe essere figlio di genitori sportivi che alla nascita non ha una predisposizione per utilizzare la catena PM ma per utilizzare una catena PAAP, a lui piacerebbe suonare uno strumento musicale ma l’ambiente lo condiziona a fare sport.

Questo progetto imposto dall’ambiene dall’educazione in senso ampio e dalle sfide che dobbiamo affrontare è quello che madame godelieve struif chiama l’acquisito.

Il risultato tra il potenziale di base e l’acquisito è detta facciata e la facciata ideale sarebbe una facciata adattabile che permette di interpretare ruoli diversi, conservando naturalmente, la propria identità.

Quando ci sono dei traumi sia fisici che emotivi, quando utilizziamo prevalentemente una catena muscolare perdendo la capacità di adattarci, o quando chiediamo troppo impegno a una catena debole, tutto il sistema va in crisi.

Con il metodo gds si vuole perciò aiutare a ristabilire la giusta funzionalità di tutte le catene, riattivando quelle più deboli e inibendo quelle più forti

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